Cittadinanza italiana per ius sanguinis
Il governo italiano introduce nuove regole sulla cittadinanza italiana per ius sanguinis, limitando il riconoscimento automatico a due generazioni. Solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino dalla nascita. Inoltre, i cittadini residenti all’estero dovranno dimostrare un legame reale con l’Italia, esercitando diritti e doveri almeno una volta ogni venticinque anni.
I dati sull’aumento dei riconoscimenti
Negli ultimi dieci anni, i cittadini italiani residenti all’estero sono aumentati da 4,6 a 6,4 milioni, con un incremento del 40%. In Argentina, i riconoscimenti della cittadinanza sono passati da 20.000 nel 2023 a 30.000 nel 2024. Il Brasile ha registrato un aumento da 14.000 nel 2022 a 20.000 nel 2023, mentre il Venezuela contava quasi 8.000 nuovi cittadini italiani nel 2023.
Due fasi per l’attuazione della riforma
La riforma si attua in due fasi e, di conseguenza, cambieranno i criteri per ottenere la cittadinanza. Nella prima fase, le nuove regole entreranno immediatamente in vigore tramite decreto-legge. Successivamente, la seconda fase introdurrà modifiche più approfondite, imponendo ai cittadini nati e residenti all’estero di dimostrare un legame concreto con l’Italia. Per fare ciò, sarà necessario votare, rinnovare il passaporto o aggiornare la carta d’identità almeno una volta ogni venticinque anni.
Cittadinanza italiana per ius sanguinis: Nuova gestione delle richieste alla Farnesina
Le richieste di cittadinanza saranno gestite da un ufficio speciale centralizzato presso la Farnesina e non più dai consolati. Di conseguenza, ci sarà un periodo di transizione di circa un anno per organizzare il nuovo sistema. L’obiettivo principale è quello di liberare risorse, migliorando così i servizi consolari. Inoltre, il governo intende ridurre il numero di richieste senza legami concreti con l’Italia. Infine, questa riforma punta a evitare pratiche scorrette e contrastare eventuali frodi nel processo di riconoscimento della cittadinanza.