La guerra commerciale di Trump minaccia l’equilibrio globale. Europa tra crisi economica, difesa comune e instabilità geopolitica.
Guerra commerciale di Trump: rischio per l’Europa e la pace
Dalla pace del Manifesto di Ventotene alla crisi del presente
Se l’Europa del lontano 1941, quando fu scritto il Manifesto di Ventotene da alcuni antifascisti al confino nell’isola, non è quella di oggi, è perché sono trascorsi ottant’anni dalla fine della seconda Guerra Mondiale e la pace è stata assicurata dalla politica lungimirante di tutti i Paesi europei, compresi quelli che gravitavano nell’area bolscevica.
L’autocrazia russa, il disimpegno americano e la guerra commerciale di Trump: un’Europa isolata
L’Europa di oggi vede, invece, un autocrate in Russia che pretende di occupare con la forza territori che ritiene spettino al suo Paese. Non sappiamo in base a quale diritto: l’Ucraina, appunto.
Dall’altra parte, un presidente americano sembra abbandonare i suoi alleati europei, pensando solo a difendere gli interessi immediati del proprio Paese, attraverso una guerra commerciale insidiosa come non mai.
Per finire, cerca di favorire la pace tra Ucraina e Russia con una negoziazione che premia l’aggressore e umilia l’aggredito.
Difesa europea: il Consiglio accelera
La gravità del momento si riflette sulla decisione presa dal Consiglio Europeo di accelerare i lavori per potenziare la difesa europea nei prossimi cinque anni, perché questo è il tempo che occorre alla Russia per attaccare i Paesi baltici e la Polonia ed è, anche, il tempo necessario per una transizione non traumatica dalla leadership americana a quella europea nella Nato.
Gli “Stati volenterosi” e l’attivismo francese
I tempi accelerati e il processo decisionale europeo, piuttosto lento e in qualche momento farraginoso, ha spinto alcuni Paesi, i cosiddetti volenterosi, a muoversi autonomamente per aiutare militarmente l’Ucraina e organizzare la sicurezza futura dell’Europa. Vedremo cosa sarà deciso in proposito, nel vertice di Parigi, fortemente voluto dall’infaticabile Macron in questi giorni.
I dazi di Trump e il ritorno al protezionismo
La guerra commerciale minacciata da Trump prevede l’introduzione di dazi su tutte le merci e i servizi prodotti dai Paesi finora alleati dell’America.
Si tratterà di dazi importanti, come quelli già introdotti sull’acciaio e sull’alluminio, che si aggirano su un +25% rispetto al passato.
Questa politica apre la strada a protezionismi immotivati e alla chiusura di mercati, con un ritorno a logiche dal sapore incomprensibilmente autarchico.
Le conseguenze potrebbero essere gravi per le filiere produttive dei Paesi europei, con legittime preoccupazioni anche per la pace.
Viviamo in un mondo dove economia e politica sono sempre più interconnesse, e una guerra commerciale potrebbe facilmente degenerare in un conflitto vero e proprio, una guerra tout court.
I dazi come arma geopolitica
Imporre dazi, come vuole fare Trump, non è più solo una misura presa per difendere l’economia della propria Nazione, ma una vera e propria misura che condiziona le politiche internazionali e, se applicata con una precisa strategia, alterare e ridisegnare gli assetti geopolitici mondiali.
Le nuove armi: guerra commerciale di Trump, dazi, criptovalute e attacchi informatici
Dazi, criptovalute operanti al di fuori dei tradizionali circuiti bancari, minacce informatiche, sono armi non convenzionali utilizzate per minare la stabilità politica di governi alle prese con cambiamenti geopolitici che vedono un pezzo di ordine internazionale, vacillare e cedere il posto ad un nuovo disordine internazionale, con conflitti armati diffusi un po’ dovunque, guerre commerciali e finanziarie particolarmente aggressive.
L’Europa non può affrontare da sola la sfida economica globale
Il Wall Street Journal, quotidiano finanziario molto vicino al tycoon, ha parlato di una “stupida guerra commerciale”.
Una guerra che, tuttavia, sarebbe in grado di mettere in discussione l’intero sistema economico internazionale, una volta terminata la guerra in Ucraina.
Nessuno dei Paesi membri dell’Unione Europea può affrontare da solo una guerra economica di tale portata.
Nemmeno quelli guidati da leader entrati in sintonia con il tycoon.
Verso una maggiore integrazione politica e difensiva
Proprio per quanto detto, sarebbe necessario avere una visione comune.
Viviamo in un contesto europeo che rischia di essere cancellato, tanto nella politica quanto nel modo di pensare, dai cambiamenti epocali in corso.
Occorre puntare su una maggiore integrazione dell’Unione Europea, rafforzandone i poteri già esistenti, come quelli nella politica commerciale.
Allo stesso tempo, è fondamentale crearne di nuovi, ad esempio nella politica della difesa.
di Angela Casilli