Atletico Ascoli: Seccardini punta ai play-off

Simone Seccardini non vuole fermarsi: «Una vittoria per sognare i play-off»

Simone Seccardini è uno di quelli che ha fatto la gavetta. Che è partito dal basso. Precisamente dal campo fangoso di Piazza Immacolata, dove ha iniziato ad allenare. A pensarci, lo stadio Cino e Lillo Del Duca è lì poco distante. E domenica Simone Seccardini giocherà proprio nella casa dell’Ascoli. Lasciando per le partite di questo finale di stagione il Don Mauro Bartolini, che ospita di solito le gare interne dell’Atletico Ascoli. Nella sfida contro il Chieti vorrà trovare i punti che garantirebbero alla sua squadra di ipotecare da subito la permanenza nella categoria. E per cullare sogni play-off in questo finale di stagione.

Ottimo avvio

L’Atletico Ascoli aveva iniziato davvero bene questa stagione, arrivando fino alla zona play-off. Poi è mancata la continuità di rendimento. La squadra di Seccardini ha iniziato a perdere posizioni in classifica. Del resto questo girone F di serie D si conferma un campionato duro. Così adesso la priorità diventa quella della salvezza, da ottenere il prima possibile. Domenica scorsa se n’è avuta la riprova con una vittoria al Del Conero nel derby contro l’Ancona. E salvezza è stata anche la scorsa stagione, quando Seccardini subentrò a Pirozzi a campionato in corso.

Quest’anno il patron Graziano Giordani ha rafforzato la rosa inserendo innesti di categoria, come Nonni in difesa, Scimia a centrocampo e Maio in avanti. Senza dimenticare Didio arrivato a dicembre. Che si sono aggiunti a capitan D’Alessandro, Vechiarello e gli altri che già facevano parte dell’Atletico Ascoli. Nel mercato invernale è arrivata anche la soddisfazione di cedere Ciabuschi all’Ascoli calcio. Facendo vivere un sogno a questo ragazzo, che così è approdato in serie C nella squadra della sua città.

Simone Seccardini: Allenatore emergente

Al suo secondo anno sulla panchina dei bianconeri, Simone Seccardini si sta confermando uno dei migliori tecnici emergenti della categoria. 41 anni per lui. Che precedentemente ha avuto l’opportunità di crescere come tecnico all’interno del settore giovanile dell’Ascoli calcio, quando era responsabile tecnico Cetteo Di Mascio. Proseguendo poi il suo percorso con la formazione juniores dell’Atletico Ascoli, prima del grande salto in prima squadra.

Oggi Seccardini ha una precisa idea di calcio, che ricalca i canoni del modulo 3-5-2. Una proposta di gioco capace di sfruttare sia l’ampiezza, con i movimenti dei due esterni, che la verticalità andando in transizione. Caratteristiche che l’Atletico Ascoli ha messo in mostra nella partita di andata all’Angelini. I marchigiani si imposero per 2-1 contro il Chieti. Ma allora i neroverdi erano ancora una squadra alla ricerca di un’identità ben precisa. Sulla panchina del Chieti c’era ancora Giovanni Ignoffo.

L’ Atletico invece dimostrò tutta la sua organizzazione tattica. Merito soprattutto di Simone Seccardini. Ma lui ha sempre scelto il profilo basso. Dimostrando giorno dopo giorno grande competenza e quel pizzico di coraggio di chi ha voglia di arrivare. Adesso meglio pensare alla partita contro il Chieti. Mancano solo cinque gare alla fine del campionato. C’è una salvezza da conquistare. O forse qualcosa di più.

Nell’ultimo turno grande vittoria contro l’Ancona. Tre punti importanti più per la classifica o più per il morale?

«Secondo me più per la classifica. Perché il morale è sempre stato alto. Non sono mai mancate convinzione e determinazione».

Domenica vi attende la sfida contro il Chieti. All’andata vi siete imposti per 2-1, sulla panchina dei neroverdi sedeva ancora Ignoffo. Questa sarà un’altra partita, sei d’accordo?

«Sì, completamente diversa. Ci sono stati vari innesti arrivati nel mese di dicembre e gennaio, compreso l’allenatore (Daniele Amaolo, ndr). Questa è una squadra che si è cementata con il tempo. Il Chieti ad inizio anno era partito in ritardo. Ma i giocatori sono di alto livello. C’è sempre Ceccarelli, non c’è più Fall ma c’è Vuthaj. Sono arrivati i risultati e l’amalgama. Amaolo è un allenatore che bada al sodo, un allenatore esperto e di categoria. E che ha già vinto questo girone. Il Chieti è superiore a quello di partenza».

Avete fatto un grande girone d’andata, che in classifica vi ha portati anche ad occupare posizioni play-off. Poi c’è stato un evidente calo. Cos’è successo?

«Se guardiamo la classifica siamo rimasti tra le prime sette. La costante è essere rimasti nella parte sinistra della classifica. Poi ci sono stati tanti episodi. Ne cito uno su tutti, le cinque giornate di squalifica inflitte a Pompei, portiere under classe 2006, che ci ha condizionato e non poco. A Chieti abbiamo giocato senza di lui. Lo scorso anno ci è riuscito tutto, i risultati hanno mascherato la non titolarità degli under. Quest’anno a San Benedetto siamo andati senza quattro giocatori. Ci hanno addossato delle responsabilità di alta classifica perché giocavamo meglio degli altri. C’è chi diceva che noi dovevamo essere addirittura l’anti-Samb. Ma noi siamo stati costruiti per una salvezza comoda. Non siamo riusciti a gestire i momenti emotivi delle gare. Pompei è stato espulso al termine della gara contro l’Ancona per proteste. Così come il mio vice e il magazziniere. Spesso non siamo stati bravi a gestire a livello di personalità. In campo noi proponevamo e gli altri si difendevano, non abbiamo mai potuto fare una partita di ripartenze».

C’è una salvezza da mettere al sicuro. Visto come siete partiti, ti aspettavi qualcosa di più dalla tua squadra?

«Ho lavorato e lavoro tutti i giorni per portare l’Atletico il più in alto possibile insieme alla famiglia Giordani. Sognare non costa niente. Guardiamo ancora ai paly-off, ma ci vorrà un’impresa. Il rammarico è quello di non aver potuto sterzare una stagione che si è rivelata difficile».

Abbiamo parlato di salvezza, ma siete a 39 punti. Sono cinque le lunghezze che vi separano dal quinto posto che varrebbe i play-off. Un pensierino ce lo state facendo?

«Oggi obiettivamente vorrei fare tre punti per la salvezza. Se non vinciamo con il Chieti i play-off sono finiti. Con tre punti possiamo sognare ancora, tutto dipende da noi».

Sei legato a questa società da un contratto triennale. Quest’anno c’è stato un momento in cui ti sei sentito messo in discussione?

«Sono sincero, io in discussione mi ci metto tutti i giorni. Ma non mi sono mai sentito messo realmente in discussione perché con la società c’è un dialogo costante. Con Graziano Giordani ci parlo tutti i martedì e giovedì. Marzetti e Civita stanno sempre con me. Ho tutto lo staff qui con me, viviamo h 24 in una palazzina. Digerire tre sconfitte di fila non mi era mai capitato l’anno scorso. Non ci siamo né esaltati e né demoralizzati. Non è passato per la testa mia e dei dirigenti che le cose si potessero incrinare».

Si giocherà al Del Duca. Uno stadio che per te che sei un ascolano doc ha un fascino particolare…

«Sì dai, è il sogno di tutti i bambini di Ascoli segnare sotto la Sud. Io rivestirò un ruolo diverso che è quello di allenatore. Come è stato domenica al Del Conero. Mi ricordo un Ancona-Ascoli che andai a vedere dove segnò Gigi Giorgi. Vincere lì è stata un’emozione particolare. L’Ascoli è la terza società più antica d’Italia. Andremo a giocare in un salotto».

Tu nell’Ascoli calcio hai allenato nel settore giovanile. E’ un sogno troppo lontano quello di sedere sulla panchina dell’Ascoli per te?

«Guarda in maniera temporale è difficile dire quello che può accadere. Da piccolo sognavo un gol sotto la Sud. Oggi sogno la panchina dell’Ascoli da tecnico. Questo è uno sport che mi dà emozioni, anche se mi tiene lontano dalla famiglia. Il sogno c’è, ma nello spazio temporale non è quantificato. Se un domani dovesse arrivare una chiamata sarei orgoglioso».

3-4-2025 Daniele Rossi

La Redazione de La Dolce Vita
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